Mia madre direbbe che proprio in un gruppo di improvvisatori dovevo
fare il regista!
E
perché non l’insegnante di dizione per muti?
E
poi direbbe che, a rigor di logica, anche un mulo è un Trainer!
Origini contadine appena accennate…
Lo
so, è stato assurdo tutto questo improvvisare, ma quando c’è di
mezzo l’amore solo l’assurdo ha un qualche piccolo senso.
Ed
io amo Extempore e la sua improvvisazione.
Il
giorno del Giudizio dirò su per giù cose come questa.
Per il resto, questo Regista-Trainer del cavolo…ama in maniera
struggente l’imprecisione e l’incompletezza e diffida delle
pianificazioni (grave no?)…se deve comprare un tappeto si assicura
sempre che abbia almeno una piccola falla e non ha mai posseduto
un’automobile perfettamente funzionante…ama inselvatichirsi su isole
deserte quando può, scrivere leggere e far di conto.
Non gli interessa essere amato poco da molta gente ma punta ad
essere amato molto da pochi.
Per queste rare doti,di questo gruppo è il primus inter pares (pares).
In
realtà ha ricevuto i galloni di Regista solo perché è l’unico che
non ha crisi isteriche quando si nomina Stanislavski!
Dopo aver visto tanti colleghi attori perdersi tra successi ed
insuccessi, pubblici e privati, ha scoperto che di tutta la faccenda
del “recitare”, il valore che gli interessava davvero preservare era
la dimensione della ricerca.
Come dire che fosse per lui il teatro si sarebbe fermato a
Grotowski!
Poi ha fondato,per scherzo e per errore, questa Extempore e si è
accorto della gravità del fatto solo quando era troppo tardi, quando
hanno cominciato ad arrivare tante persone….ha preso allora a
chiedersi cosa cercasse di preciso questa gente che non fosse il
diventare “ricchi e famosi” di tanti colleghi attori o la particina
in un serial di poliziotti in tv. Ancora non l’ha capito e spera di
non capirlo mai del tutto.
Intanto cammina e ritiene che dovunque arriverà Extempore, quello
sarà un bel posto anche per lui.
Dopo milioni di lezioni, spettacoli, corsi, notti a parlare di
improvvisazione, a scrivere spettacoli, inventare modi di
improvvisare, litigare ed amare, ancora non è stanco.
Forse perché si diverte un
casino.
Antonio Avella
Classe 70, romano di Roma.... beh diciamo mezzosangue!!!… diviene
Ingegnere in quel di Firenze dove rimane folgorato
dall’improvvisazione.
Con lo scopo di vincere la propria timidezza, inizia un percorso
formativo nella scuola fiorentina di improvvisazione teatrale
(insegnante il toscanissimo Giovanni Palanza), ma poi tutte le
strade lo riportano a Roma dove ricerca e stimola l’allora
sconosciuto (come insegnante) Antonio Mariani, all’avviamento di un
nuovo percorso di formazione improvvisativa nella Capitale.
Ama dire che se non fosse stato lui ad offrire tutte quelle cene al
Regista-eremita, oggi Extempore non esisterebbe.
Senza risparmio alcuno di filetti al pepe annaffiati da ottimo
Dolcetto, riesce a risvegliare l’incoscienza del regista-fannullone
oltre alla capacità dello stesso di far emergere e crescere in
ognuno le proprie peculiarità creative.
Durante il durissimo training improvvisativo iniziato credendosi un
agile trapezista, si scopre invece “porteur”, più spalla che comico
e calca con lo stesso entusiasmo sia le tavole di onorati e
polverosi palcoscenici sia i birrosi pavimenti di sordidi pub con
lo spettacolo-format IMPROBOMBADILL.
E’
conosciuto negli ambienti improvvisativi per il celebre personaggio
del “muflone”con il quale sfiora quasi l’Oscar, oltre che per i suoi
mitici Cristi e Belle Addormentate (tutti personaggi resi possibili
dai suoi fluenti e lunghi capelli che cura con ricercatissimi
balsami iraniani).
Ama però essere ricordato per i suoi nuovi e più maturi personaggi,
più profondi, meno impulsivi e meno corporali, precisi nei dettagli,
quasi senza parole, alla ricerca infinita del “tenere la scena” in
silenzio, passando dall’informale al surreale, dal non detto
all’assurdo, dal sussurrato alla sceneggiata….e basta con stà storia
del muflone!!!
Fa
parte stabile della compagnia EXTEMPORE in qualità di ex ultimo
giapponese sopravvissuto ai vari terremoti e cataclismi attraverso i
quali è passato il gruppo, continua la sua ricerca (che altro
potrebbe fare ormai?) ora tutta puntata in direzione delle “storie
che si fanno da se”.
Ha
certamente ormai centrato l’obiettivo di vincere la sua timidezza,
ma in compenso è stato quasi radiato dall’Albo degli Ingegneri.
Incredibile la rapidità con cui se ne è fatto una ragione
Federica Mesiti
Nata a Roma il 31/10/1974, cerco di
trascorrere questa vita - la prima o l'unica che sia, non fa
differenza - al meglio che i miei limiti mi consentono. Metto più
che posso di me in quello che faccio, ma ovviamente non è mai
abbastanza (sono un'intimista perfezionista con tendenze maso...).
Comunque sia, ho voglia di mettermi in gioco, di forzarli un po'
questi maledetti limiti!
E il desiderio di giocare con le emozioni, prendendole sul serio con
ironia, insieme all'incredibile fascino di salire sul palco ed
essere chiunque tu voglia, tutti quelli che non farai in tempo a
essere nella tua vita che è breve - sempre che sia l'unica a
disposizione - mi hanno condotto all'improvvisazione, l'ideale per
chi, come me, è alla perenne ricerca del colpo di scena, del finale
a sorpresa, dell'epilogo ideale...sapendo di avere non una, ma
infinite possibilità di trovarlo!
Laura Cirioni
L’improvvisazione l’ho incontrata per caso.
Si
potrebbe dire che mi ci sono imbattuta. Anzi, che mi è proprio
venuta addosso, senza rispettare le precedenze della strada che
stavo percorrendo.
E’
giusto dirlo, l’improvvisazione è una gran prepotente: ha avuto
perfino il coraggio di dirmi che aveva ragione lei.
Forse si, forse no. Chissà. I vigili quando servono, non ci sono
mai.
Come fu, come non fu…. Ora ci sto in mezzo… si potrebbe dire
che sono inguaiata….
Eh
già, perchè, adesso come la metto con tutte le contesse, matrone,
donne di facili costumi, gente comune e straordinaria che
improvvisando porto in scena…Come glielo dico a tutti questi
personaggi che se scendono da quel palco, devono studiarsi i loro
copioni?
Io
sono una psicologa, non posso proprio farlo. E’ una questione di
deontologia professionale. Mica mi posso far radiare dall’albo.
E
poi ci sarebbe l’altra questione dei rapporti tra i personaggi…. Mi
sfuggono proprio dal controllo…Questi appena si vedono sul palco,
costruiscono storie tra di loro, senza rendere conto a nessuno di
niente. Si guardano negli occhi e, zac…. chissenefrega di quello che
si può o non si può fare. Millenni di regole sociali che vanno in
fumo in un batter di ciglia. Poi, capirai, con il pubblico che ride
sotto… un delirio collettivo. Chi ce li rimette in riga?
Io
sono un’anarchica, non posso proprio occuparmene. E’ una questione
di credibilità. Mica posso improvvisarmi democristiana…
Sono una di Extempore, io.
Luca Rasi
luca rasi ...detto più semplicemente "ILRASI"
... padovano...di padre..torinese...di madre...
romano per ½ vita...l'altra mezza tra sardegna, bologna etc etc
insomma un vero bastardo!...
....a parte le cose che non si possono scrivere ho due enormi
passioni
...la prima, nasco e vivo per l'acqua ..nel senso che ho nuotato
faccio nuotare e vendo nuoto
.... la seconda è arrivata con il tempo... è l'improvvisazione
...mi è consona....l'esaltazione del mio carattere ...con un minimo
di regole.......ma
un massimo con i compagni di avventura della compagnia.... EXTEMPORE...
Marino Midena
Nasco a Roma qualche primavera fa
senza sospettare che la mia scheda sarebbe finita su un sito di
improvvisatori teatrali.
A saperlo probabilmente avrei cercato
di vivere diversamente.
L’incontro con l’arte, intesa in senso
ampio, è arrivato tardi a coronamento di un tortuoso e molto
indiretto percorso. Non posso, quindi, vantare un curriculum
artistico attraente (a meno di non considerare l’autografo con
dedica di Valeria Golino!). La scoperta con l’improvvisazione
teatrale non è stata, però, casuale. Sentivo, infatti, una certa
pulsione e una ingiustificata convinzione di averla nelle corde.
E sono andata a cercarla.
Dopo pochi anni da improvvisatore devo
dire che forse mi sbagliavo, non ci sono persone predisposte, serve
più semplicemente essere, invece, “disponibile”. A rinunciare alle
certezze, a metterti ogni volta in gioco e ad aspettare gli altri
che sono sul palco e accettarli ed ascoltarli. Per
me “muy muy complicado”.
E’ un arte democratica che vuole la
parola di tutti e che respira aria collettiva (anche se casualmente
e per pochi minuti si è soli sul palco).
Essa….l’improvvisazione in genere non
si fa conquistare (e se cede è solo per qualche ora), ama invece le
ripartenze. Non potrebbe essere altrimenti visto che è un’arte che
mentre vive automaticamente si consuma.
Una faticaccia per chi sognava
semplicemente di fare teatro senza copioni. Tocca rimboccarsi le
maniche ed accettare successi e fallimenti.
Tanto sono a nostro fin di bene
Camilla Montevecchi
Era un
nervoso lunedì come tanti quando all’improvviso una amica
napoletana mi trascinò ad un “non-so-di-che-si-tratta” corso. Non
avevo proprio potuto rifiutarmi…era a due passi da casa: di lì a
poco sedevo in un cerchio di perfetti sconosciuti a scambiare
pensieri profondi e –stupefacente – a giocare come se fossimo
una banda di ragazzini undicenni in gita scolastica!
Non potrò
mai dimenticare le risate e le lacrime sgorgare fuori insieme da
chissà quale pozzo segreto liberando canali ostruiti da anni di
inquietudine. Per pochi minuti ero tornata leggera e spensierata
come da bambina, avevo ritrovato quel tempo perduto. Quando poi
scoprii che avrei potuto sentirmi, pensare, perfino parlare come
un’altra da me, la questione si fece seria.
L’improvvisazione mi
stava indicando una via per esplorare a pieno la parte invisibile
del reale e di me stessa. L’assenza del copione ed il ritmo
forsennato del non-pensiero avevano il sapore della vita vera,
quella vissuta attimo per attimo, una cosa che cercavo da sempre.
E
non ero sola: c’erano gli altri, avrei imparato a conoscerli e a
vedere in loro personaggi sempre nuovi. Percezione, visione,
comunicazione dell’invisibile: certo non è facile, ma quando riesce
è esaltante. Provare per credere….
Ruggero Rocchetti (per gli amici Bibbi)
Stefano Caruso
Ho
scoperto il teatro e l’improvvisazione dopo un percorso di
ricostruzione personale. Insomma uno di quei periodi dove scendi e
scendi nel tuo pozzo nero e non sai quando mai finirà. Nel risalire
dalle profonde oscurità ho realizzato che potevo mettermi alla prova
rispetto a tutte quelle cose che avevo sempre desiderato fare nella
vita, una di queste era proprio l’ATTORE. Ho cominciato con il
teatro di testo classico per approdare casualmente
all’improvvisazione in una piovosa giornata di ottobre e mai avrei
pensato di improvvisarmi lo stesso giorno come cavallo della Guardia
di Finanza!! Nell’improvvisazione tutto è possibile, puoi essere una
casa al mare, un granello di sabbia, un cestino di rifiuti,
Napoleone, il tuo vicino di casa, un marziano od un vulcano che
erutta…è un mestiere completo .Improvvisazione è scelta di ascoltare
senza intervenire, scelta di esserci per un attimo riempiendo un
piccolo vuoto,sostenere il tuo compagno immerso nella sua
improvvisazione. Sensazioni leggere, sorrisi, vicinanza e
condivisione, queste sono le sensazioni che vivo quando
improvviso,per questo mi sento spesso un Extempore…